PAVIA CAPITALE - Pavia (ITALIA)

Pavia città regale

  • PAVIA CAPITALE -  Monumenti
  • Pavia - 27100 - ITALIA
  • piazza S. Michele
  • 45.1823882029596, 9.156660939261338

A partire dal periodo tardo-antico all’altomedioevo, il destino storico di Pavia si è retto su tre fondamentali pilastri: essere una roccaforte naturale (il “fosso” protettivo del Ticino) e difensiva (le mura romane); essere il crocevia di importanti direttrici viarie; essere strategica nel controllo delle vie fluviali padane. Una realtà ben percepita dall’antica Roma (laboratorio assoluto di ingegneria stradale, militare e urbanistica) e fatta propria dai successivi grandi protagonisti della storia: Teodorico il Grande e i re Longobardi. Pavia, elettiva città reale, ha dunque esercitato la propria funzione in un lunghissimo arco di tempo, espandendosi e arricchendosi di prestigiosi monumenti, chiese, monasteri e integrandosi con il prestigio sempre vivo di Milano, già capitale imperiale. La fama di Pavia come fortezza quasi imprendibile si è infine alimentata nella sua capacità di resistenza ad attacchi e lunghi assedi, dimostrata nell’arco di tre secoli. Il prestigio di Pavia capitale si riconfermò nel XIV secolo.  Nel 1365 Galeazzo Visconti spostò la sua residenza da Milano a Pavia, installando la corte nel Castello Visconteo.

  • Assedi altomedievali di Pavia
  • 476 - Assediante Odoacre re degli Eruli: Attacco alla piazzaforte pavese dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente
  • 489-490 - Assediante Teodorico re degli Ostrogoti: Pavia cinta d’assedio per stanare Odoacre che vi si era asserragliato. Conquista finale città
  • 569-572 - Assediante Alboino: Pavia strenuamente difesa da una guarnigione bizantina favorita dalla protezione delle mura e del Ticino. Resa per fame: difensori bizantini lasciati liberi, abitanti graziati.
  • 590 - Assedianti in alleanza tra loro: Smaragdo esarca bizantino e Childeberto II re dei Franchi. Assediato re Autari. Dromoni e altri navigli bizantini bloccarono Ticino e Po; malattie, temperature elevate e piogge determinarono il ritiro degli assedianti
  • 754 - Assediante Pipino il Breve re dei Franchi; assediato: re Astolfo. Evento risolto con un accordo e il ritiro dei Franchi
  • 773-774 - Assediante Carlo re dei Franchi; assediato: re Desiderio. Battaglia finale del regno longobardo. Resa per fame e malattie

Crocevia di terra e di fiume - Al tempo stesso Pavia ha accompagnato alla crescita del proprio ruolo politico l’espansione economica derivante dal controllo del complesso snodo viario e fluviale di cui era a capo: da un lato era il punto di confluenza e di diramazione dei flussi di merci verso tutti i centri della pianura Padana ma anche verso la Spagna (Torino-valico del Monginevro), verso l’Europa del Nord (attraverso la Ticinum-Mediolanum congiunzione alle vie dei valichi alpini), verso il centro-sud Italia (collegamento all’altro snodo lombardo di Cremona) e infine verso l’Adriatico attraverso l’asse del Po.

  • Le vie fluviali – Nella storiografia longobarda l’aspetto economico ha avuto meno risalto rispetto a quello militare. L’ipotesi che i Longobardi non fossero avvezzi alla navigazione ha contribuito ad affievolire l’interesse per questo aspetto. Non si è forse sufficientemente considerato - oltre all’assenza di specifiche informazioni - che nella loro permanenza e nella loro migrazione dal nord e al centro-est Europa le Genti longobarde hanno ben conosciuto almeno due dei più importanti fiumi continentali: l’Elba e il Danubio e che molti altri ne hanno attraversati, vivendo in certi periodi lungo le loro sponde. Ad ogni modo l’attenzione dei Longobardi per le vie d’acqua non fu di certo secondaria. I fiumi erano le vie di comunicazione più veloci ed economiche rispetto alle strade di terraferma, spesso insicure o in cattivo stato. Un aspetto che trova riscontro specialmente in Pavia, nell’organizzazione del complessivo sistema fluviale.
  • Navigazione - Le barche scorrevano facilmente seguendo il flusso dell’acqua. Per risalire la corrente, invece, erano utilizzasti animali da soma o gruppi di uomini che tiravano le imbarcazioni da sentieri lungo le rive. Se il vento era favorevole si utilizzavano remi e piccole vele.
  • Guerra fluviale - Sebbene i Longobardi fossero inizialmente poco avvezzi alla navigazione, la presenza della potente flotta bizantina costrinse le popolazioni locali e gli eserciti terrestri a organizzare flottiglie miste per contendersi il dominio dei fiumi padani.
  • Il porto di Pavia – Era ubicato in prossimità dell'odierno Ponte Coperto. Dalle banchine partivano e arrivavano chiatte a fondo piatto cariche di legname, pietra, vino, cereali e materiali da costruzione diretti verso Milano e il delta padano. La gestione doganale era regolata da funzionari regi, testimoniati anche da accordi commerciali per la riscossione dei dazi lungo la linea padana.
  • Stoccaggi - Presso lo scalo esistevano depositi e strutture simili agli horrea romani per la conservazione delle derrate alimentari e delle merci tassate dall'amministrazione centrale
  • Reti commerciali e dazi - I fiumi collegavano di fatto l’interna pianura padana. Nei vari scali erano in funzione funzionari incaricati di riscuotere i pedaggi per ongi passaggio di merci.

Sedi del potere

  • Palazzo reale – I Longobardi non ebbero difficoltà nel decidere ove erigere a Pavia la loro reggia: tutto era già predisposto per accoglierli. Fu sufficiente occupare la reggia costruita già nel VI secolo da Teodorico il Grande nella parte orientale della città. E questa è cosa ben nota. Quella che ancor oggi non conosciamo è l’esatta ubicazione dell’edificio oggi inesistente in quanto raso al suolo nel 1024 nel corso di una rivolta popolare: Paolo Diacono scrive di prossimità alla Porta Palacense (una delle nove porte aperte tra le mura difensive). Più recenti ipotesi collocano l’edificio nel contesto delle attuali vie Porta, Corridoni e Ressi ma le profonde modifiche urbane succedutesi nel tempo hanno reso sinora difficile un definitivo accertamento. Una campagna archeologica svoltasi tra il 2018 e il 2019 nei luoghi della chiesa palatina di S. Michele Maggiore ha messo in luce resti di edifici forse connessi al palazzo reale.
  • Struttura della reggia – Testimonianze scritte consentono di apprezzare gli adeguamenti funzionali operati nel palazzo che, oltre che alla rappresentanza reale e all’ospitalità di visitatori illustri, era preposto alle attività di amministrazione della giustizia e della cancelleria reale. Pressocché certo che il complesso ospitasse vari opifici reali per la produzione di tessuti e la lavorazione di metalli. Forse la reggia ospitò anche l’iniziale attività della Schola pavese.

- Sinodo di Pavia (698) – E’ nello stesso palazzo reale che re Cuniperto convocò i vescovi  del regno per risolvere definitivamente il secolare “Scisma dei Tre Capitoli” che aveva diviso e posto in conflitto non solo il clero ma anche i duchi in merito alle contrapposte interpretazioni della Chiesa di Roma e del potente Patriarcato di Aquileia sugli esiti del 2° Concilio di Costantinopoli (553-554).

Edifici religiosi – Funzionali all’esercizio del potere reale:

  • - Chiesa palatina (S. Michele Maggiore) - Fondata da re Grimoaldo, distrutta nel 1004. L sua immagine figurava nella prima moneta aurea emessa dalla zecca pavese. La basilica è stata ricostruita nello stesso luogo della prima verso la fine dell'XI secolo e fu sicuramente completata entro l'anno 1130. Alcuni scavi archeologici effettuati presso la basilica nel tra il 2018 e il 2019 hanno portato alla luce resti di edifici altomedievali probabilmente riconducibili al palazzo reale.
  • - San Pietro in Ciel d’Oro – Monumento nazionale italiano. Fondato da re Liutprando (VIII sec.) nel luogo ove erano state rinvenute le spoglie del filosofo S. Severino Boezio, fatto giustiziare da Teodorico il Grande. Nel proposito del fondatore la basilica era nata per esserne il suo mausoleo e per ospitare le spoglie di Sant’Ambrogio, fatte trasportare dal re dalla Sardegna a Pavia. Le grandi figure e le prerogative religiose del Santo di Ippona e di Boezio sono accostabili anche alla considerazione del loro apporto agli studi e alle riflessioni sulla natura della musica.
  • Basiliche reali - Considerata la religione cristiana nel suo insieme (ariana, tricapitolina, cattolica romana) in parte come trasposizione in altre figure degli originari déi del pantheon germanico e in parte come strumento di controllo di una popolazione in buona parte già cristianizzata, l’aristocrazia longobarda – re compresi – non esitò a favorire la costruzione o a rafforzare con finanziamenti chiese, monasteri, abbazie e altri luoghi sacri. Nella capitale del regno a queste motivazioni si aggiunse la volontà reale di attribuire ad alcuni edifici sacri le funzioni di mausolei per perpetuare la propria memoria o quella della propria linea familiare. Pavia ospita – per la gloria del regno - un notevole numero di tali edifici sacri, seppure modificati, ristrutturati o ricostruiti in altre epoche e stili. In alcuni di essi è effettiva o si tramanda la sepoltura del committente.

Zecca di Pavia - Dall’epoca romana in poi l’esistenza di una zecca e della facoltà di coniare moneta era un simbolo fondamentale di sovranità politico-economica e, naturalmente, attribuiva prestigio alla città che la ospitava. Anche in questo caso la tradizione pavese affondava le proprie radici nel periodo imperiale. L’aveva creata Aureliano (274) dopo aver chiuso quella di Milano e l’attività si era sviluppata al punto da contare ben sei officine che coniavano monete in oro, argento e bronzo. Costantino chiuse questa attività verso il 327.  Con il dominio degli Ostrogoti Pavia fu scelta da Teodorico come capitale aggiuntiva a Ravenna e Milano. Nel corso della guerra greco-gotica (535-553) la zecca pavese fu riattivata per consentire ai re goti di pagare le truppe con monete d'oro, argento e bronzo. Non furono da meno i re longobardi i quali mantennero l’attività della zecca che produsse soprattutto “tremissi” aurei (inizialmente copie di monete bizantine) e “denari” d’argento. 

Schola pavese - La Schola fu un importante centro di educazione e di cultura del Regno con sede nel palazzo reale.  Nata per fornire l’insegnamento classico delle Arti del Trivio (grammatica, retorica, dialettica) e del Quadrivio (aritmetica, geometria, musica e astronomia), fu arricchita – pecia nella fase finale del regno - dalla presenza di alcuni tra i più elevati ingegni dell’epoca: lo stesso Paolo Diacono, San Paolino futuro patriarca di Aquileia e il grammatico Dungal di Bobbio, tutti e tre reclutati infine da Carlo Magno per dar vita alla sua celebre Schola Palatina. Se sin nelle prime fasi gli esperti della Schola ebbero modo di assistere i re nella fase di formazione delle loro leggi e nella amministrazione del regno elaborando, adattando e re-interpretando il diritto, unendo le vecchie consuetudini germaniche a elementi di diritto romano, nella fase di vita del “regno dei Franchi e dei Longobardi” (IX-XI sec.) la scuola acquisì una vera e propria specializzazione nell’area giuridica. Giudici, notai e funzionari che operavano nel palazzo di Pavia dettero vita a una solida tradizione di competenza giuridica. Un processo evolutivo culminato nell’825 con la nascita della Schola Papiense istituita dall'imperatore Lotario I con il Capitolare emanato nella sede reale di Corteolona.

Pavia fulcro del regno - A Pavia si tenevano le assemblee o concili nazionali; qui convenivano vescovi ed abati e grandi laici per trattare con la corte; di qui passavano molti stranieri e pellegrini diretti a Roma, che sostavano volentieri nella città nostra per visitarne le basiliche rinomate o venerarvi le reliquie, che la pietà dei re longobardi aveva raccolto nei secoli anteriori. Si aggiunga che in quel tempo essendo i vescovi e gli abati i più grandi proprietari di terre, per smerciare i loro prodotti ne tenevano deposito in Pavia, dove o li facevano vendere sul mercato, o per mezzo di proprie barche li facevano trasportare altrove, agli altri mercati esistenti lungo le vie del Ticino e del Po.

I grandi sovrani - Dal VI all’ VIII secolo, grandi sovrani longobardi consolidarono ed estesero progressivamente l’autorità del re, rafforzando l’unione interna del regno. Autari stabilì la residenza in Pavia che non divenne tutta via capitale. Sposatisi a Lomello, Agilulfo e Teodolinda che temevano scontento e contrasti per la scelta matrimoniale della regina a favore del duca turingio di Torino, abbandonarono Pavia e si trasferirono a Milano e Monza. Il ritorno a Pavia e la definitiva proclamazione della città a capitale del regno fu opera di re Arioaldo. La sua vedova, Gundeperga, sposò il duca di Brescia Rotari che in Pavia promulgò le sue leggi. Un periodo turbolento per la successione al trono si registra negli anni successivi. Ne emerge il friulano Grimoaldo, della stirpe dei Gausi e duca di Benevento. Con lui il dominio reale si consolida nel Mezzogiorno d’Italia dove il re interviene per bloccare il tentativo dell’imperatore Costante II di riconquistare il Sud: l’evento favorisce la presa del Santuario di S. Michele Arcangelo il cui culto verrà adottato dai Longobardi per diffondersi in tutta Europa. Ristabilita sul trono la dinastia “bavarese” con re Pertarito, si aprì un ennesimo periodo di lotta contro i duchi “tradizionalisti”. Con il successore, re Cuniperto, due eventi segnarono una profonda svolta: la battaglia di Coronate (689) in cui la parte cattolica definitivamente prevalse su quella ariana e il Sinodo di Pavia (698) che pose fine allo Scisma dei Tre Capitoli. Dopo l ‘ultimo re della dinastia “bavarese” (Ariperto II) venne il tempo di Liutprando, epoca d’oro e, per la storia longobarda del regno, apice del potere, del prestigio e della cultura. La fase finale del regno si ebbe con due re “friulani”, i fratelli Ratchis e Astolfo e infine con re Desiderio sconfitto a Porta Susa a opera dei Franchi di Carlo (Magno) e infine costretto alla resa dopo l’assedio di Pavia ove si era asserragliato.

Regine longobarde – La posizione giuridica occupata dalla donna all'interno delle dinastie esula interamente dal quadro legislativo longobardo. Nonostante alla donna spettasse un ruolo giuridicamente marginale, essendo sottoposta alla tutela maschile, dall'analisi dell'albero genealogico dei regnanti longobardi si ottiene conferma dell’esistenza di fatto di un regime di assoluta parità ereditaria tra fratelli, a prescindere dal sesso. Quando l'erede diretta è una donna, tuttavia, sarà suo marito a governare per lei. Ne sono esempi sia Teodolinda sia la figlia Gundeberga. Questo regime dinastico misto fu seguito dai Goti e dai Longobardi ma non dai Franchi, per i quali vigeva la successione esclusivamente maschile e la divisione immediata della terra fra tutti i figli. Per i Longobardi, inoltre, era ammesso che un minore trovatosi nella condizione di essere nominato re per la morte del padre, fosse tutelato sino alla maggiore età dalla madre, ex-regina.

Pavia oggi - Ricchezze naturali

  • Orto botanico di Pavia (https://musei.unipv.eu ) – E’ il più antico della Lombardia. Fondato nel 1773 per volere dell’imperatrice d’Austria Maria Teresa. Sorge sui resti di chiesa e monastero di S. Epifanio. Assieme a specie rare include uno dei platani monumentali più grandi d’Italia, piantato nel 1778 dal naturalista Giovanni Antonio Scopoli e da lui dedicato al celebre naturalista svedese  Carlo Linneo (padre della classificazione scientifica degli organismi viventi).
  • Parco del Ticino – Riserva fluviale che abbraccia la città tutelando flora e fauna locali e proponendo suggestivi percorsi tra un insieme di parchi urbani e boschi storici ricchi di biodiversità.
  • Parco della Vernavola – Zona naturalistica all’interno del Parco lombardo della Valle del Ticin
  • Bosco Grande – Comprende una vecchia cascina in cui trovano spazio un laboratorio scientifico, una mediateca, un’area per attività ludiche e una destinata ad atelier per piccoli artisti.

Altri P.O.I.

  • Duomo cattedrale di S. Stefano e S. Maria Assunta – Cantiere protrattosi per 400 anni. Posa della prima pietra nel 1488; ultimazione dei lavori a fine anni ’30. Cupola: quarta per ampiezza in Italia. Nella cripta si venerano le spoglie di S. Siro, primo vescovo di Pavia (IV sec.).
  • Torri medievali – “Città delle cento torri”: così era detta Pavia nel medioevo. Oggi ne restano poche. Le principali e più famose - edificate tra l’XI e il XIII secolo - si trovano accanto all’Università in piazza Leonardo da Vinci (Torri: del Maino, Fraccaro, dell’Orologio). La Torre civica, accanto al Duomo, è crollata nel 1987. Altre tre torri svettano in via Porta (Belcredi, San Dalmazio e Santa Mostiola).
  • Ponte coperto - Ricostruito a metà del Trecento in sostituzione dell’antico ponte romano e nuovamente rifatto dopo bombardamenti della 2.a Guerra mondiale
  • Castello Visconteo - Costruito quale propria reggia da Galeazzo II Visconti tra il 1360 e il 1365.
  • Università di Pavia – Nacque come Studium generale nel 1361 per opera di Galeazzo II Visconti. E’ la più antica della Lombardia e, in assoluto, tra le più antiche in attività e tra le più prestigiose.
  • Certosa di Pavia - Complesso monumentale storico che comprende un monastero e un santuario. Si trova nel comune omonimo a circa 8 km a nord di Pavia. Edificata alla fine del XIV secolo per volere di Gian Galeazzo I Visconti come mausoleo sepolcrale della dinastia milanese. Assomma in sé differenti stili e vanta apporti architetturali e artistici di diversi maestri del tempo.

Cicloturismo - Il cicloturismo in provincia di Pavia offre itinerari suggestivi tra fiumi, risaie e colline. Percorsi principali: Naviglio Pavese (33-36 km): Tracciato facile e asfaltato che collega Milano a Pavia, ideale per una gita culturale alla Certosa.

  • Greenway Voghera-Varzi (38  km): Percorso nell'Oltrepò Pavese, adatto a tutti, ricavato da una vecchia ferrovia, immerso nella natura tra i monti e la valle Staffora.
  • Parco del Ticino: Sentieri naturalistici lungo il fiume azzurro, perfetti per connettere paesaggi fluviali e borghi storici.
  • Oltrepò collinare: Strade a basso traffico tra vigneti e salite più impegnative per chi cerca allenamento e panorami enogastronomici.