Militaria

(Photo: courtesy by Associazione BN Longobarda)

Nelle millenarie vicende umane la conquista del potere è stata prevalentemente raggiunta con la forza delle armi, l’organizzazione militare, l’impeto popolare o il genio tattico e le gesta dei comandanti: tutti elementi che hanno alimentato la fantasia di storici, drammaturghi, poeti e acceso le fantasie della gente per l’arditezza o l’ampiezza delle imprese. Ma il potere, una volta acquisito con la forza, va poi gestito perché sono la qualità o l’originalità del suo esercizio ed i suoi effetti più o meno benefici sulla vita civile e sociale a subire, alla fine dei conti, il giudizio della Storia.

La premessa è necessaria nel considerare la millenaria vicenda delle Genti longobarde: un periodo oscuro e poco rilevante, come si è voluto rappresentare per lunghissimo tempo, oppure un’epoca del tutto singolare e fruttuosa nella storia europea? L’interrogativo è stato sciolto dall’UNESCO che nel 2011 ha fornito un preciso indirizzo: alla Cultura longobarda al proprio apice è attribuita la qualità di “primaria radice della Cultura europea, poi sviluppata dai Carolingi”. Una dichiarazione che oggi è assolutamente rilevante considerando l’impegno costante delle Istituzioni europee per favorire conoscenza degli elementi culturali in grado di rafforzare nei cittadini - e soprattutto nelle giovani generazioni - il senso di condivisa appartenenza.


Ricostruzioni grafiche generate tramite IA

Migrazione-integrazione

L’odierna storiografia aggiunge un ulteriore tassello alla valutazione dell’esperienza storica longobarda, annettendole la prerogativa di “esempio altomedievale di successo del fenomeno migrazione-integrazione”. Valutazione rafforzata dall’esame dell’Editto di Rotari (la prima legge scritta dei Longobardi) in cui si precisa che i waregangi (gli immigrati nel regno) potevano ottenere il privilegio di vivere secondo le loro leggi, ma dovevano tuttavia sottostare al diritto longobardo. La concessione di tale facoltà esprime la tolleranza e l’apertura dei Longobardi nei confronti di persone appartenenti ad altri popoli: a maggior motivo considerando che l’Editto del 643 è riconosciuto come codificazione di usi e costumi tradizionali, più che ordinamento innovativo della società longobarda in Italia. Dunque, per naturale, atavica predisposizione la Gens Langobardorum era aperta e disponibile ad accogliere ed elaborare esperienze, tradizioni, culture di altre Genti. La sintesi che segue propone il percorso di crescita della civiltà longobarda nella relazione tra evoluzione militare e sviluppo sociale.

 I secolo a.C.- Dal mito alla storia

  • Aspetto politico-sociale – Mito delle origini a parte, la prima citazione sulla esistenza dei Longobardi compare nel resoconto della spedizione romana oltre il Reno del 5 d.C. scritto da Velleio Patercolo ufficiale di cavalleria. Per lui la tribù longobarda era “più feroce della stessa ferocia germanica”. Cent’anni dopo, Tacito nella sua opera “Germania” esalta il “piccolo popolo” dei Longobardi per il coraggio in battaglia e per sapersi difendere “grazie al valore militare e alla audacia in combattimento”. Più in generale Tacito riconosce alle genti germaniche, e quindi anche ai Longobardi, lo spirito di indipendenza e di orgoglio tribale, ne ammira la sanità morale, la semplicità e l'austerità dei costumi, l'alto valore dell'ospitalità.
  • Aspetto militare – Sin dalle origini l'esercito longobardo coincideva con l'intero popolo in armi: ogni uomo era un guerriero. La forza militare si basava su clan familiari allargati. In caso di necessità i clan si compattavano attribuendo il comando nella specifica circostanza al capo ritenuto più coraggioso o più abile. Considerando le abitudini militari longobarde simili a quelle degli altri gruppi germanici, si deduce che anch’essi combattevano principalmente a piedi, seminudi o coperti da pellicce, impugnando armi leggere e operando in fitte formazioni a cuneo. La forza veniva dalla fanteria – armata di lance, frecce e piccole spade - in quanto l’uso militare del cavallo era molto limitato e riservato a pochi nobili.

arma

caratteristiche

Lancia

Arma tipica e simbolica, con punta forgiata in varie forme più o meno allungate

Spatha

Lunga, pesante, a doppia lama e poco maneggevole

Sax

Arma più leggera e corta a un solo taglio, ispirata a tipologia unna

Arco

Tipologia originaria longobarda: arco lungo in legno e rinforzi in osso

Influsso degli Avari: arco composito o ricurvo (al quel tempo una innovazione tecnologica di supremazia abbinata alla introduzione della staffa)

Frecce

A punta triangolare, a tre alette, a foglia. Ritrovati peduncoli in ferro per chiudere la freccia all’estremità

Pugnale

Varie tipologie

Scudo

Armamento proprio di tutti i guerrieri. In legno rivestito di cuoio, di forma rotonda più o meno conica. Un umbone (calotta in ferro) rinforzava il centro in corrispondenza all’impugnatura interna

Cintura

Consentiva la sospensione di spatha e sax. Generalmente in cuoio adornata con guarnizioni, linguette, bottoni in metallo ageminato, oppure in oro. Decorazioni con motivi dello stile animalistico germanico. Composizione: a) con 3 elementi (fibbia con placca, controplacca, placca dorsale); b) molteplice pluriuso, con cinturini pendenti  (più rara)

Corazza

A lamelle in lamina di ferro, composta da due parti disposte a squame, in linee parallele: a) superiore (protezione di busto e spalle); b) inferiore (dalla vita alle ginocchia). Mutuata dalle tipologie orientali. Attributo più consueto per gli alti ceti sociali.

Elmo

In lamina di ferro, imbottito in cuoio e pelo. Descrizione: placca frontale con un’appendice per proteggere naso e sopracciglia; ai lati coperture per le guance; maglia di ferro sino alle spalle per protezione della nuca. Attributo più consueto per gli alti ceti sociali.

Sella fissa, staffe e morsi

Innovazioni derivate dagli influssi delle popolazioni delle steppe che consentivano ai cavalieri superiore stabilità e un più preciso utilizzo dell’arco

Dotazioni delle truppe

Fanteria

scudo, spatha o sax, arco e frecce.

Cavalleria

elmo, corazza, speroni, sella e staffe, scudo, lancia, spatha e sax

II-III-(IV) secolo - Nuova tappa migratoria

  • Aspetto politico-sociale - Circa settant'anni dopo la Germaniadi Tacito, i Longobardi sono annoverati nella coalizione di tribù germaniche opposte alle legioni dell’imperatore Marco Aurelio nella “guerra marcomannica” (167-169). Dopo la sconfitta della coalizione dei Longobardi non vi è altra traccia documentaria. Nel testo dell'Origo si riferisce degli inizi di una lenta fase di spostamento verso il medio corso dell'Elba e l'attuale Boemia settentrionale. Un movimento fatto di successive piccole infiltrazioni, sviluppatosi tra il II e il IV secolo. Comunque una quota di Longobardi rimase presso l'Elba fino alla seconda metà del IV secolo.
  • Aspetto militare – E’ possibile che in questa fase iniziasse l’assimilazione di primi elementi militari mutuati dall’esperienza del diretto contatto con i Romani. Ciò potrebbe riguardare l’iniziale e più ampio utilizzo del cavallo e una attenzione alle dotazioni belliche di protezione personale.

(IV)-V-VI secolo - Evoluzione in Pannonia                                                                    

  • Aspetto politico-sociale - Tra IV e V secolo l'organizzazione tribale longobarda subisce notevoli trasformazioni, anzitutto con il consolidamento del sistema militare e con la stabilizzazione di una catena di comando organizzata in fase iniziale attorno alla figura di un re scelto tra i duchi (capi consolidati dellefare) e approvato dall’assemblea del popolo in armi. Contestuale a questa fase evolutiva – segnata anche dallo stravolgente passaggio degli Unni nella storia d’Europa - è il potenziamento sociale e militare. Nell’area centro-est europea i Longobardi si scontrano vittoriosamente con altre tribù e mettono in atto una accorta politica di assimilazione, integrando i vinti e gli alleati nelle proprie schiere. E mentre assume potere la prima linea dinastica dei re (i Lethingi) prende avvio il sistema diplomatico di alleanze fondato anche su politiche matrimoniali. In sostanza si definisce la “new entrance” dei Longobardi tra le grandi potenze del tempo. Nel 547 prende infine il potere un’altra dinastia longobarda, quella dei Gausi rappresentata da re Audoino e dal figlio Alboino, entrambi impegnati nella lotta finale contro i Gepidi e nel prudente assestamento rispetto all’arrivo di una nuova temibile potenza proveniente dalle steppe eurasiatiche: gli Avari.
  • Aspetto militare – Fermo restando l’uso della fanteria e degli arcieri, in questa fase si mette a punto l’utilizzo della cavalleria con relativi equipaggiamenti: lance, spade, scudi e sax (coltello a lama larga). Nella disposizione di battaglia, tipicamente germanica, la fanteria si posizionava con la cavalleria leggera ai fianchi. Tra le evoluzioni tattiche si include il rapporto con la sella. Dal contatto con i Romani e i popoli delle steppe derivarono il più efficiente utilizzo del combattimento a cavallo, incluso l’iniziale utilizzo delle staffe di derivazione avara per assicurare maggior stabilità ed equilibrio al cavaliere anche nel lancio di giavellotti o frecce. Parimenti si considera l’utilizzo delle prime corazze segmentate, di tipologia persiana.

568-774 – Regno in Italia

  • Aspetto politico-sociale - Considerata la fase pannonica della migrazione longobarda come una palestra di perfezionamento politico-diplomatico, militare, religioso e dei costumi, nel 568 parte verso la méta italica un nuovo popolo - composito ma comunque compatto - guidato dalla élite aristocratica longobarda e ben dotato di esperienza politica e militare. Con la conquista del territorio italiano e la nascita del regno, nel VII sec. la divisione sociale tra arimanni, aldi e schiavi diventa strutturale, viene regolata dalle leggi scritte emanate da re Rotari e re Liutprando ed è funzionale tanto all'amministrazione militare del territorio quanto al lavoro agricolo. Queste classi sociali riflettono l'organizzazione di un popolo guerriero che inizia la metamorfosi per trasformarsi da nomade a stanziale e per sviluppare, nel volgere di decenni, la progressiva fusione con la preesistente popolazione romana, la quale stava a sua volta assimilando il costume militare longobardo, trasformandosi in parte in possessores – al pari degli arimanni - e in parte riducendosi a svolgere la funzione di coltivatori, liberi o servi, in terre altrui.
  • Le leggi militari - Ulteriore innovazione deriva dal sistema insediativo applicato dai Longobardi che è ripartito tra l’occupazione delle città e la creazione di caposaldi militari-agricoli nelle ville romane, affidate a gruppi di arimanni, e in nuovi presidi territoriali fortificati. Le funzioni militari e compiti produttivi diventano allora equivalenti e precedono l’ultima e definitiva mutazione: quella introdotta nell’VIII secolo dalle “leggi militari” di re Astolfo che, stabilendo l’obbligatorietà del servizio militare, innovano la ripartizione delle classi sociali, suddivise per censo. Sugli arimanni e sui possessores incombevano doveri militari, graduati per livello di ricchezza, oltre che compiti di presenza attiva nelle pubbliche assemblee, di assistenza nei giudizi, nel mantenimento di strade e ponti.
  • Armamenti - All'inizio dell’VIII secolo la forza della fanteria composta dagli italo-longobardi era potenziata stabilmente dai reparti di cavalleria suddivisa in “leggera” e “pesante”. La prima era dotata di scramasax corti (a taglio unico), lance, archi e frecce, asce, scudi rinforzati; la seconda si avvaleva di corazze di elmi, corazze lamellari di ispirazione persiana, spade lunghe, archi e frecce e giavellotti.

774-1077 – Principati del Sud

  • Aspetto politico-sociale. Nascita della Langobardia Minor - Se dal VI secolo il Ducato di Benevento fu l’avamposto longobardo nel Mezzogiorno, costantemente in attrito con le enclave costiere bizantine (come Napoli, Bari e la Calabria), con la fine del regno longobardo si affermò nel Mezzogiorno lo spirito di piena indipendenza con la trasformazione del ducato di Benevento in Principato ad opera del duca-principe Arechi II. Questi seppe resistere ai primi tentativi, peraltro non troppo determinati, di Carlo Magno di prendere il controllo del sud della penisola, che da quel momento affrontò una propria vicenda storica mantenendo in vita il diretto potere longobardo per altri 300 anni.

In questi tre secoli l'area si divise tra i principati di Benevento e di Salerno, ai quali nel 900 si aggiunse il principato di Capua. Complesse e spesso conflittuali le relazioni tra questi tre poli soggetti alle costanti mire dei bizantini e, nelle fasi finali, dei saraceni - più volge respinti - e dei normanni che alla fine si impossessarono dei territori affermandosi come nuova potenza del Sud.

Nel periodo di Arechi II è importante ricordare l’impegno del nuovo principe per mantenere alto il prestigio longobardo anche nei luoghi-simbolo del potere: Benevento fu da lui trasformata in una “Pavia geminum”, la capitale gemella di Pavia anche nei suoi fasti. Fece erigere, su modello di S. Pietro in Ciel d’Oro, il complesso di Santa Sofia, proprio mausoleo, cappella palatina e tempio di riferimento per i Longobardi del Sud e dotò la città di una zecca; trasformò Salerno creandovi un sistema difensivo pressochè inespugnabile e facendovi erigere il proprio palazzo. Arechi inoltre provvide ad accogliere i profughi del regno longobardo. Dopo questo inizio, il Mezzogiorno longobardo visse di lotte intestine, divisioni, temporanee riunificazioni e periodici scontri con bizantini e, negli ultimi decenni dell’X e nell’XI sec. con saraceni e normanni.

  • Aspetto militare - Le complessive capacità militari dei Longobardi nel Mezzogiorno d’Italia furono applicate più alla resistenza territoriale e alla diplomazia che alla conquista. Perciò specifico impegno fu applicato a indurre con la diplomazia la frammentazione calcolata dei rivali. Vero è che Benevento e Salerno si difesero ciclicamente dai tentativi imperiali - prima dei Franchi, poi degli imperatori sassoni e in modo permanente degli imperatori bizantini - di assumere il controllo. Uno stato di permanente allerta che favorì la fortificazione delle città, la creazione di rocche rurali, divenute poi castelli, molti dei quali infine ampliati o modificati dai normanni. Gli eserciti di ciascun ducato divennero più compatti e aggressivi, potenziati dalla forte presenza della cavalleria adatta a colpire all'improvviso nei territori bizantini. L’abilità diplomatica compensò la minor forza numerica dei militari, realizzando alleanze molto fluide e spregiudicate manovre politiche. Tra queste ultime, l’aver dato inizio all’ingaggio di mercenari saraceni e normanni per combattere i rivali interni. Una scelta autolesionistica che portò all’esaurimento della propria funzione militare e alla riduzione del ruolo longobardo di dominio e controllo ad un ruolo di sola sopravvivenza politica.